Scambio di informazioni fiscali tra Italia e Emirati Arabi Uniti

Scambio di informazioni fiscali tra Italia e Emirati Arabi Uniti

Dal 2018 arriva la VAT nel GCC

Dal 2018 arriva la VAT nel GCC

A chi affidarsi quando si porta la propria attività sul mercato estero?

A chi affidarsi quando si porta la propria attività sul mercato estero?

Un viaggio tra il Design d'Autore

Un viaggio tra il Design d'Autore

Più Veloci Della Velocità

Più Veloci Della Velocità

Le regole per investire in immobili a Dubai

Le regole per investire in immobili a Dubai

scambio-informazioni.jpg

Scambio di informazioni fiscali tra Italia e Emirati Arabi Uniti

Lo scambio di informazioni fiscali tra Italia e Dubai ed Emirati Arabi in generale è argomento più che attuale e coinvolge addetti ai lavori, imprenditori e lavoratori, residenti e non, negli Emirati.

Nell’ambito delle relazioni internazionali tra Stati e dei movimenti di capitali e informazioni, rivestono un ruolo cruciale gli accordi bilaterali tra Stati e gli impegni degli stessi a livello internazionale, volti a combattere i fenomeni di evasione e/o spostamento della base imponibile in Paesi a bassa fiscalità.

Alla luce di ciò, nel gennaio del 1995 gli Emirati Arabi Uniti e l’Italia hanno stipulato la “Convenzione per evitare le doppie imposizioni in materia fiscale di imposte sul reddito e per prevenirne le evasioni fiscali”; l’accordo, ratificato con la Legge n. 309/1997, è in vigore dal Novembre del 1997. In particolare, l’articolo 26 della stessa ha introdotto lo scambio di informazioni tra le Amministrazioni finanziarie dei due Paesi. Scambio che può avvenire su richiesta o in maniera volontaria. La presenza di tale Convenzione ha quindi permesso di classificare gli Emirati Arabi Uniti come paese white-list ai fini della legislazione italiana (DM del 25/03/1998 – pubblicato in data 16/04/1998).

Inoltre, per quanto riguarda il territorio emiratino, gli Emirati hanno firmato la Normativa americana denominata FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act) emanata nel marzo 2010 dal governo americano allo scopo di contrastare l’evasione fiscale, garantendo così la condivisione (si badi, però, solo su richiesta) di dati finanziari, nonché eventuali informazioni su soggetti statunitensi (e solo statunitensi) che operano all’interno degli Emirati stessi.

Il Common Reporting Standard (CRS), ovvero il protocollo standard di scambio di informazioni elaborato dall’OCSE e dai Paesi del G20 nel 2014, sulla falsa riga del FACTA, volto allo scambio automatico di informazioni finanziare tra Paesi aderenti, a partire dal 2018, estende questa forma di collaborazione anche a tutte le altre giurisdizioni firmatarie.

Alcune date di rilievo:

  • entro il 30 giugno 2018 sarà necessario completare un report di tutti gli account ad Alto Valore presenti nel territorio emiratino
  • entro il 30 settembre 2018 è previsto il primo scambio di informazioni
  • entro il 31 dicembre 2018 sarà necessario completare un report di tutti gli account a Basso Valore presenti nel territorio emiratino.

Le linee guida previste dal Ministero delle Finanze degli Emirati Arabi prevedono, difatti, che le istituzioni finanziarie di segnalazione siano tenute a svolgere le procedure di due diligence e riportare le informazioni sui conti detenuti dal titolare del conto stesso con residenza però, ai soli fini fiscali, in una giurisdizione diversa dagli Stati Uniti o degli Emirati Arabi. (Gli Stati Uniti non sono menzionati, in quanto sussiste il predetto FATCA).

Per gli Emirati si apre quindi una nuova stagione di intensa trasparenza fiscale (anche nei confronti dell’Italia).

Recentemente, nel marzo 2017, gli Emirati hanno firmato la Convenzione multilaterale sull’assistenza amministrativa reciproca in materia fiscale, il cosiddetto Maat (Multilateral convention on mutual administrative assistance in tax matters). Hanno quindi abbandonato totalmente la qualifica di “paradiso fiscale”, per consentire lo scambio delle proprie informazioni fiscali all’esterno del loro territorio, nei confronti di quei contribuenti residenti in Paesi diversi dagli Emirati stessi.

Il Maat è forse lo strumento più efficace in circolazione, a livello internazionale, per l’attuazione pratica della cooperazione fiscale internazionale.

Del testo della Convenzione preme evidenziare come lo stesso fornisca la possibilità di

  • scambio di informazioni tra amministrazioni fiscali sia su richiesta sia spontaneo, oltre che scambio automatico in attuazione del cosiddetto Crs (Common reporting standard) ossia l’accordo multilaterale sullo scambio automatico di informazioni, che prevede uno standard mondiale sulle modalità di comunicazione dei dati dei conti correnti detenuti dai contribuenti esteri.
  • la possibilità di poter effettuare verifiche fiscali all’estero
  • la possibilità, altresì, di verifiche fiscali simultanee
  • e, infine, l’assistenza nella riscossione fiscale all’estero

L’accordo, riassumendo, consente

  • scambio di informazioni
  • assistenza alla riscossione e, soprattutto,
  • inopponibilità del segreto bancario.

Nel caso di illeciti fiscali penalmente rilevanti, inoltre, la convenzione Maat impone, agli Stati aderenti, di fornire assistenza amministrativa agli Stati richiedenti anche relativamente ai tre anni precedenti l’entrata in vigore della convenzione, perciò fin dal 2015.

L’art. 4 del MAAT specifica che le parti contraenti si scambieranno informazioni che appariranno pertinenti per:

  • procedere all’accertamento dei tributi,
  • riscossione dei crediti fiscali (da parte dell’Agenzia delle Entrate)
  • avviare procedimenti innanzi alle autorità amministrative locali
  • avviare procedimenti di natura penale innanzi alle autorità giurisdizionali
  • procedere alle relative misure esecutive

Si sottolinea che gli Emirati hanno sottoscritto anche la forma automatica di scambio di informazioni da implementare con il CRS, il che significa che eventuali informazioni fiscali di un contribuente residente nel territorio italiano, ma con conto negli Emirati, verranno automaticamente, appunto, trasmesse all’Agenzia delle Entrate, senza che il nostro Paese debba procedere con la richiesta.

L’Agenzia, quindi, ricevute le informazioni potrà procedere con una verifica sulla provenienza di detti capitali, che, se non dichiarati, risulteranno frutto di evasione fiscale.

La Convenzione, inoltre, diviene lo strumento prediletto, quindi, per portare a una efficace attuazione anche delle ulteriori misure di trasparenza finanziaria del progetto Base and shifting profit (il cosiddetto Beps), con particolare riferimento allo scambio automatico dei Country-by-Country Reports con riferimento specifico alle multinazionali (Azione 13 del Beps) e con riferimento allo scambio dei ruling, ossia gli accordi tra Stati e imprese per la concessione di regimi fiscali più favorevoli (Azione 5).

L’Agenzia delle Entrate ha specificato che i controlli fiscali risulteranno primariamente indirizzati ai soggetti richiedenti l’iscrizione all’AIRE, che presentano significativi elementi di “effettiva permanenza in Italia” e che hanno chiesto l’iscrizione nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero a decorrere dal 1° gennaio 2010. A titolo esemplificativo, quali elementi attestanti l’“effettiva permanenza in Italia”, l’Agenzia delle Entrate può considerare:

  • Residenza in Italia del nucleo familiare del contribuente;
  • Utenze elettriche, idriche, del gas ovvero telefoniche attive;
  • Disponibilità di autoveicoli ovvero motoveicoli;
  • Titolarità di cariche sociali

L’Agenzia delle Entrate ha altresì specificato che “Ai fini della individuazione delle attività finanziarie e degli investimenti patrimoniali esteri non dichiarati, assumono particolare rilievo i dati pervenuti, nell’ambito dello scambio automatico di informazioni, dalle Autorità fiscali estere, sulla base delle direttive europee e degli accordi internazionali”. Si evidenzia che le informazioni scambiate in virtù del modello CRS sono primariamente di natura finanziaria e relative ai conti correnti detenuti all’estero dai soggetti residenti, quali:

  • il relativo saldo o valore;
  • l’importo totale lordo degli interessi;
  • l’importo totale lordo dei dividendi;
  • eventuali altri redditi generati con riferimento al conto.

Grazie agli Emirati, gli Stati che aderiscono alla Convenzione raggiungono, così, il numero di 109 giurisdizioni che adottano lo stesso accordo multilaterale.

Si avvia, dunque, una stagione internazionale improntata sulla trasparenza e sulla collaborazione, che punta a contrastare efficacemente l’evasione fiscale grazie alla sinergia tra gli Stati.

 

L’articolo è stato realizzato per fornire informazioni relative all’attuazione dello scambio automatico di informazioni a scopo fiscale – il Common Reporting Standard – CRS negli Emirati Arabi Uniti. Il tutto non ha un valore legislativo.

Antonella Basso

International Legal consulting


Made with love by 321. - Note sulla compatibilità